Certe partite le senti già nell’aria prima ancora che inizino. Lazio-Inter in finale di Coppa Italia era una di quelle, il tipo di match che ti tiene sveglio la sera prima e ti fa venire voglia di chiamare un amico solo per dire “ma hai visto che roba stasera?”. E alla fine, diciamo, non ha deluso.
La Lazio ha vinto. Punto. Ma raccontarla così sarebbe riduttivo, quasi offensivo verso una partita che ha avuto dentro di tutto: tensione, ribaltamenti, un’Inter che per un’ora abbondante sembrava avere in mano il copione della serata e poi si è ritrovata a guardare i biancocelesti alzare il trofeo.
Partiamo dall’inizio, però. Perché la finale non è cominciata nel modo che i tifosi laziali si aspettavano. L’Inter ha preso in mano la partita con quella sicurezza tipica delle squadre abituate a certi palcoscenici, e Lautaro Martinez ha fatto quello che sa fare meglio: segnare quando conta. Vantaggio nerazzurro, Olimpico in silenzio dalla parte biancoceleste, e una sensazione diffusa che la serata potesse prendere una piega complicata.
Ma la Lazio di Baroni non è una squadra che si siede ad aspettare il destino. Questo è forse il cambiamento più evidente rispetto ad alcune versioni precedenti del club: c’è una reattività emotiva e tattica che prima mancava, o almeno non era così visibile. Il pareggio è arrivato in modo quasi liberatorio, e da quel momento la partita è cambiata texture, se ha senso dirlo del calcio.
Zaccagni è stato probabilmente il nome della serata. Uno di quei giocatori che in certi momenti sembra avere un rapporto privilegiato con il pallone, come se gli obbedisse in modo diverso rispetto agli altri. Ha inciso, ha creato, ha deciso. Non sempre i protagonisti delle finali sono i nomi più attesi, e questa è una delle cose che rende il calcio ancora affascinante dopo tutti questi anni.
C’è poi da parlare dell’Inter, perché sarebbe sbagliato liquidare la loro prestazione come una sconfitta banale. Inzaghi ha costruito qualcosa di solido in questi anni nerazzurri, e si vede anche nelle serate storte. La squadra non ha mai smesso di provarci, ha avuto i suoi momenti anche nel secondo tempo, ma certe partite ti scivolano via dalle mani nel momento meno atteso. Succede. E secondo me questa Inter resta comunque una delle squadre più complete del panorama italiano, con o senza questa Coppa.
Un dettaglio che mi ha colpito è stato l’aspetto tattico del secondo tempo. Baroni ha fatto scelte coraggiose nei cambi, ha mosso la squadra in modo intelligente, e si è visto che aveva preparato delle varianti per i momenti di difficoltà. Non è scontato, soprattutto in una finale dove la tensione può paralizzare anche i migliori allenatori. Invece lui sembrava quasi tranquillo, o almeno lo sembrava dall’esterno.
Il pubblico dell’Olimpico merita una menzione. Le finali di Coppa Italia hanno sempre quell’atmosfera particolare, divisa a metà, con due tifoserie che si guardano e si sfidano anche solo con lo sguardo. E in certi momenti la spinta del tifo laziale si è sentita davvero, quella roba che passa attraverso lo schermo e ti fa capire quanto quella partita significasse per la gente.
Beh, parlando di finali europee e di squadre che si giocano tutto in novanta minuti, vale la pena dare uno sguardo anche a Lione contro PAOK per il trono di Europa League, un’altra di quelle sfide dove ogni minuto può ribaltare tutto e la storia si scrive sul campo.
Tornando alla finale, c’è una riflessione più grande che questa partita mi ha messo in testa. La Coppa Italia viene spesso considerata un trofeo di serie B rispetto allo scudetto o alla Champions, e forse in alcuni contesti è anche comprensibile pensarla così. Ma per certi club, in certi momenti storici, significa enormemente. Per la Lazio alzare questo trofeo ha un peso specifico che va oltre i punti in classifica o i milioni di euro di montepremi.
Baroni ha vinto qualcosa di importante, e lo ha fatto con una squadra che ha mostrato carattere nei momenti difficili. Questo tipo di vittorie, quelle sudate, quelle che passano per un gol subito e una rimonta, lasciano un segno diverso rispetto alle partite dominate dall’inizio alla fine.
E poi c’è sempre la questione del futuro. Cosa succede adesso? Come si costruisce su una vittoria del genere? La Lazio ha dimostrato di poter stare nei grandi appuntamenti, e questo dovrebbe essere il punto di partenza per la prossima stagione, non un traguardo da appendere al muro e contemplare.
Chi vuole restare aggiornato su questi scenari, seguire le quote e vivere il calcio con qualche emozione in più, può farlo Su 7signs Italia, dove trovare tutto quello che serve per seguire il grande calcio da una prospettiva diversa.
La Coppa Italia alla Lazio, dunque. Con tutto quello che si porta dietro.