Cristian Chivu è stato il primo allenatore di vertice a finire in una situazione complicata, con ben due sconfitte nelle prime tre gare stagionali, e ne è riemerso con l’eleganza tipica di un agente 007 dopo uno dei suoi classici polverosi cataclismi cinematografici: si è aggiustato con calma i polsini della camicia, ha dato una scrollata decisa al papillon, e con cinque vittorie consecutive di fila ha fatto sì che l’Inter partisse in Champions League come doveva necessariamente e rimontasse in campionato come poteva fare. Sabato scorso i suoi ragazzi hanno letteralmente sculacciato la Cremonese con un calcio propositivo che trascura completamente l’orizzontalità sterile per viaggiare sempre verticale verso il gol avversario: 17 i bersagli centrati fin qui dalla squadra nerazzurra, ben due in più rispetto a entrambe le stagioni precedenti culminate con lo scudetto sul petto.
La gestione intelligente di Chivu: dire una cosa e farne un’altra
Sulla distanza complessiva delle otto partite disputate (sei di campionato, due di Champions League) Chivu ha saggiamente tolto 120 minuti ad Acerbi e 110 a Mkhitaryan, i più anziani e bisognosi di riposo della rosa a disposizione. Con le punte offensive siamo sempre lì come numeri, ma Esposito e Bonny rappresentano un’altra cosa completamente diversa rispetto alla coppia Taremi e Arnautovic per dinamismo.
Chivu è un uomo davvero astuto nella comunicazione: dichiara pubblicamente che non cambia niente e poi cambia parecchio nella sostanza delle scelte, così i conservatori ascoltano soddisfatti le sue parole e gli innovatori osservano contenti i fatti concreti. La sorpresa in panchina finora è proprio lui con questa gestione equilibrata del gruppo e delle risorse disponibili stagione.
Modric a 40 anni fa ancora la differenza a San Siro
In campo invece i 515 minuti giocati complessivamente da Luka Modric in sei gare disputate hanno fatto letteralmente fiorire i prati verdi di San Siro e degli altri stadi italiani in cui si è esibito con la sua classe cristallina. L’anno scorso per metterne assieme così tanti nel Real Madrid dovette necessariamente unire dodici spezzoni differenti di partita, e questo spiega perfettamente la gioia pura che ispira ogni sua singola giocata, e che a 40 anni suonati esibisce ancora con legittimo orgoglio.
Luka ha fatto immediatamente ditta vincente con Rabiot, il corridore più intelligente tatticamente, e Pulisic, l’attaccante più contundente sotto porta, ma nemmeno lui è riuscito ancora a baciare il rospo Leao, ovvero il campione di stoffa purissima rinchiuso nel ragazzo che espone costantemente da anni la sua inadeguatezza emotiva nei momenti decisivi. Gli appassionati che vogliono vivere al massimo le emozioni del calcio possono trovare interessanti opportunità su sì winolot.it.com per seguire tutte le partite con maggiore coinvolgimento.
Leao spreca ancora: due gol colossali falliti a Torino
A Torino nello 0-0 contro la Juventus ha clamorosamente sbagliato due gol colossali che potevano cambiare la partita, ma se il primo è stato un banale tocco impreciso fuori da tre passi scarsi, e può certamente succedere a chiunque, il secondo è stato un tiro malamente sporcato proprio lì dove tutto dell’innesco perfetto di Modric ispirava limpidezza assoluta nella conclusione. Il Milan ha affrontato fin qui le avversarie statisticamente peggiori del campionato, i suoi 13 punti conquistati valgono sostanzialmente i 15 di Napoli e Roma che hanno avuto un calendario più complicato.
Ma se neanche Allegri con tutta la sua esperienza riuscirà finalmente a svegliare definitivamente Leao dal suo torpore emotivo, quest’anno ci sono comunque gli attaccanti alternativi di qualità per farne tranquillamente a meno nelle rotazioni offensive senza rimpiangerlo troppo.
Napoli e Roma in vetta: De Bruyne-Hojlund la nuova arma
Napoli e Roma occupano meritatamente la vetta della classifica dopo sei giornate. I campioni d’Italia hanno allestito una giocata di livello europeo assoluto, quel «De Bruyne to Hojlund» che inevitabilmente richiama alla memoria i cioccolatini belgi per Haaland ai tempi d’oro del Manchester City. È una sequenza offensiva nuova rispetto all’anno scorso trionfale, un upgrade tecnico che sarà davvero tale quando McTominay ritroverà finalmente la vena realizzativa smarrita nelle ultime uscite: per ora Conte non ha realmente aggiunto qualità, ma semplicemente sostituito elementi, tanto che in sei gare la squadra ha segnato soltanto un gol in più. E quello era esattamente il problema principale da risolvere in estate.
Roma: difesa di ferro, solo due gol subiti
La Roma viceversa ha subito in campionato soltanto due reti complessive, entrambe arrivate da portentosi tiri imparabili da fuori area, e in Europa soltanto il Porto allenato da Farioli ha fatto statisticamente meglio, con un solo gol al passivo nelle competizioni. Gasperini, vecchia volpe esperta della panchina, motiva costantemente i suoi giocatori segnalando l’ovvia cautela necessaria di chi valuta attentamente e a livello di lotta scudetto ancora non si fida completamente delle proprie possibilità. Le sfide storiche del calcio italiano regalano sempre emozioni e la vittoria della Ternana contro il Cagliari rimane uno di quegli episodi che hanno segnato il campionato nelle categorie inferiori con grande sorpresa. In ogni caso concreto, con 6 punti in più sull’anno scorso quella della Roma è stata indubbiamente la partenza migliore top tra tutte le big.
Juventus spezzata: Tudor cerca soluzioni tattiche
La Juventus infine delle prime otto squadre è l’unica a non aver fatto oggettivamente meglio rispetto al 2024 precedente: Tudor ha esattamente 12 punti su 18 disponibili esattamente come Motta nella scorsa stagione, anch’essi frutto di tre vittorie e tre pareggi identici. È imbattuta come la sola Atalanta — che sta rinvenendo forte fisicamente perché ha tantissimi giocatori freschi in rosa — ma la squadra appare tatticamente spezzata in due tronconi.
Manca un ponte efficace che colleghi fluidamente il centrocampo all’attacco offensivo, stante il mancato rilancio tecnico di Koopmeiners che non convince, e quindi in rosa ci sono sostanzialmente un centravanti in più e una mezzala dinamica in meno rispetto alle necessità. In attesa che il mercato di gennaio riequilibri finalmente le forze disponibili, Tudor potrebbe dare una decisa shakerata tattica virando verso il modulo 4-2-3-1 più offensivo. Gli uomini giusti ci sarebbero tutti in organico.